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    <title>dario ranocchiari projects</title>
    <description>dario ranocchiari's webpage - a place to bring together traces of the projects i've been working on in and beyond the academia</description>
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      <title>The Ribbon of Nature: una perspectiva antropológica sobre la conexión entre las artes, la naturaleza y la educación</title>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 00:41:59 -0700</pubDate>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;span style="color: #555555;"&gt;&lt;u&gt;[La que sigue es la versión original, en español, de la ponencia que he presentado el 26/05/2026 en el seminario conclusivo del proyecto Erasmus+ The Ribbon of Nature (TRON). No siendo el español mi lengua materna, he utilizado una herramienta IA para revisar y corregir errores gramaticales.]&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Empecé a dar clases en la escuela secundaria. No creía que me fuera a gustar &lt;span style="color: #444444;"&gt;—&lt;/span&gt;nunca antes había pensado que quisiera ser profesor. Fue una experiencia dura... y hermosa. Acababa de ser padre (nunca antes había pensado que quisiera ser padre) y en la escuela, incluso antes que en casa, comprendí lo gratificante que puede ser convertirse en una pieza del crecimiento personal de otros seres vivos. Solo una pequeña pieza, y tal vez un poco burlada y temida (el duro papel del profesor de escuela). Pero, de todos modos, un facilitador del crecimiento de otras personas. Para bien o para mal, y entre mil contradicciones, la escuela, al igual que la familia pero de forma distinta, es esto lo que hace (o debería hacer): ayudar a las personas a crecer como personas, más que llenarles la cabeza de reglas y nociones.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Cuando empecé a enseñar en la universidad, creía haber subido varios peldaños. De la educación media a la "higher", por tanto... Enseñaría lo que había estudiado, y lo que me parecía importante enseñar, a personas que habían elegido estudiar antropología. Yo amo mi trabajo actual, me gusta enseñar e investigar. Pero recuerdo muy bien el choque inicial de pasar de ser alguien que, con ocho horas semanales en la misma clase, puede intentar transmitir valores como la sensibilidad hacia los demás leyendo una novela con los estudiantes, o pidiéndoles que entrevisten a sus abuelos sobre su infancia, o saliendo a pasear por el parque público frente a la escuela, a encontrarme siendo el engranaje de un sistema de conocimientos que...&lt;a href=https://www.darioranoc.eu/blog/the-ribbon-of-nature-una-perspectiva-antropologica-sobre-la-conexion-entre&gt;Read More&lt;/a&gt;</description>
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      <title>Recuerdo de Giovanna Marini</title>
      <pubDate>Sun, 10 May 2026 04:42:44 -0700</pubDate>
      <link>https://www.darioranoc.eu/blog/recuerdo-de-giovanna-marini</link>
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      <description>&lt;p&gt;En el segundo aniversario de la muerte, &lt;a href="https://ia800408.us.archive.org/25/items/drana-recuerdo-giovanna-marini-8-5-2026/DRana%20-%20Recuerdo%20Giovanna%20Marini%208-5-2026.mp3" data-type="undefined" target="_blank"&gt;un recuerdo de Giovanna Marini&lt;/a&gt;: investigadora e interprete clave del folk revival italiano, activista entregada en todas las causas importantes de su tiempo, compositora capaz de componer música popular utilizando recursos de la música académica (y no al revés). Maestra y madrina de varias generaciones de músicxs italianxs a través de la Scuola di Musica Popolare di Testaccio (Roma), que contribuyó a fundar en 1975.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Otra vez y siempre, ciao Giovanna.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://ia800408.us.archive.org/25/items/drana-recuerdo-giovanna-marini-8-5-2026/DRana%20-%20Recuerdo%20Giovanna%20Marini%208-5-2026.mp3" data-type="undefined" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;ESCUCHA AQUÍ EL AUDIO (14 min.)&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;(&lt;/strong&gt;&lt;a href="https://archive.org/details/drana-recuerdo-giovanna-marini-8-5-2026" data-type="undefined" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;puedes bajar el audio en mp3 aquí&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;) &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="display: inline-block"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href=https://www.darioranoc.eu/blog/recuerdo-de-giovanna-marini&gt;Read More&lt;/a&gt;</description>
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    <item>
      <title>La cintura e il bastone</title>
      <pubDate>Wed, 03 Dec 2025 13:21:26 -0800</pubDate>
      <link>https://www.darioranoc.eu/blog/la-cintura-e-il-bastone</link>
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      <description>&lt;p&gt;Quando viaggi a piedi porta sempre una cintura, e procurati un bastone. Io la cintura la dimentico sempre, solo negli ultimi mesi l’ho fatto due volte. È che quando non si passeggia, ma ci si sposta a piedi, il corpo si muove in un modo diverso. Cambia il ritmo e il battito dei passi, l’intensità dei movimenti. I nostri vestiti ci piacciono, ma li abbiamo scelti e abituati ad altre routine. I nostri corpi, così urbani o comunque così poco nomadi, ci mettono poco cambiare quando si vive la giornata a piedi, e allo stesso modo quella camicia, quei pantaloni che in città ci calzavano così a pennello, vivono la camminata a modo loro, come a modo nostro la viviamo noi. Le mutande poi scalciano, soffocate dalla cinghia dello zaino e strette lì sotto, tra i pantaloni e le nostre gambe nuove. Come biasimarle, come biasimarli tutti quei poveri vestiti sedentari, per quanto “tecnici” e pertanto architettati (in teoria) per adattarsi alle mutazioni del corpo che cammina? Come biasimarli se proprio il nostro corpo scopre di essere, nel suo piccolo, altro da sé – e forse proprio per questo un po’ più sé stesso? &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per questo una cintura bisogna portarla sempre. Non è un segno di distinzione, di eleganza da Grand Tour. Non è mai un peso inutile. È vero che un laccio o un cordino, anche raccattati per strada, spesso possono andare come facenti funzione. Non lo nego. Ma una buona cinta è tutta un’altra cosa. Io consiglio una di quelle di stoffa, con la borchia dentata che puoi stringere lungo tutta la lunghezza senza dipendere dai fori: è più resistente e versatile di una pur bella e affidabile cinta di cuoio. La puoi usare, oltre che per lo scopo per il quale è stata fabbricata, per stringere e assicurare, per legare e per appendere. Sì, una buona cintura di stoffa con borchia dentata è una compagna affidabile per ogni camminante.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per il bastone il discorso è diverso. Non parlo delle bacchette, che per lo più lo hanno sostituito. Come direbbero alcuni, hanno i suoi...&lt;a href=https://www.darioranoc.eu/blog/la-cintura-e-il-bastone&gt;Read More&lt;/a&gt;</description>
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      <title>Il punto in cui siamo</title>
      <pubDate>Sun, 30 Nov 2025 03:40:38 -0800</pubDate>
      <link>https://www.darioranoc.eu/blog/il-punto-in-cui-siamo</link>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;em&gt;[Un testo del febbraio 2025] &lt;/em&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mi spaventa il punto a cui siamo arrivati, con l’AfD alle porte del Bundesregierung, Trump già comodamente insediato alla Casa Bianca e, soprattutto – più di tutto – Elon Musk comodissimo nei panni di una versione reale e aggiornata del buon vecchio scienziato pazzo della tradizione fantascientifica. (No, non nominerò anche Giorgia Meloni.)&lt;/p&gt;&lt;p class=" MsoNormal"&gt;Ma mi spaventano molto di più i discorsi delle persone che ho intorno, quelle che mi assomigliano: abbastanza colte, come minimo progressiste, probabilmente ben intenzionate. Perché non mi sembra abbiano colto l'aspetto più preoccupante dei tempi che siamo vivendo: e cioè che il problema non è né Trump né i neofascisti né tantomeno Elon Musk, ma noi stessi. Noi, cittadini abbastanza colti e non solo progressisti del cosiddetto occidente, oltre che di molti sud del mondo. È un problema, perché non vedere il problema impedisce di trovare soluzioni.&lt;/p&gt;&lt;p class=" MsoNormal"&gt;Tre anni fa, nei tre o quattro mesi che ho trascorso negli Stati Uniti, mi ha molto stupito scoprire che Trump era tutt'altro che politicamente morto e che il suo sostegno in molti settori – non solo popolari e non solo della cosiddetta America profonda – era di fatto cresciuto, rivelando quanto è vera la tanto chiacchierata postverità. Uno dei suoi attributi principali, l’impermeabilità al &lt;em&gt;fact checking&lt;/em&gt;, rende quasi impossibile prevedere cos’è e cosa non è “di buonsenso” per il nostro vicino di casa, nostro zio o – ahimè, a volte – persino per noi stesse.&lt;/p&gt;&lt;p class=" MsoNormal"&gt;Ma mi ha stupito ancora di più l'atteggiamento di molti &lt;em&gt;liberals&lt;/em&gt; e progressisti con iquali mi confrontavo negli ambienti universitari da &lt;em&gt;Ivy league&lt;/em&gt; nei quali mi muovevo. (Ok, forse non avrebbe dovuto stupirmi, ma sono un ingenuo.) La loro lettura della situazione si potrebbe riassumere più o meno così: la gente è ignorante, si lascia abbindolare e, per questo, vota contro il suo...&lt;a href=https://www.darioranoc.eu/blog/il-punto-in-cui-siamo&gt;Read More&lt;/a&gt;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Sirenas del rap</title>
      <pubDate>Sun, 27 Jul 2025 01:14:36 -0700</pubDate>
      <link>https://www.darioranoc.eu/blog/sirenas-del-rap</link>
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      <description>&lt;p&gt;En un capítulo de &lt;em&gt;Esferas I&lt;/em&gt;, &lt;strong&gt;Peter Sloterdijk&lt;/strong&gt; escribe sobre la comunicación acústica entre madre y feto como premisa de toda la vida social. Reflexionando sobre la figura mítica de las sirenas, retoma el episodio de su encuentro con Ulises y señala que, en la sonósfera que nos envuelve como una burbuja, el oído es al mismo tiempo una apertura hacia la posibilidad de interactuar con el mundo y una falla en nuestro sistema defensivo. Nos vuelve vulnerables a la violencia y a la mentira. “El oído sufre la incapacidad fatídica de detenerse”: y Ulises debe hacerse atar al mástil del barco para poder sobrevivir al canto de las sirenas.&lt;/p&gt;&lt;p class=" MsoNormal"&gt;Quizás uno de los aspectos más significativos y universalizables del mito sea precisamente que subraya la omnipresencia de la &lt;strong&gt;sonósfera&lt;/strong&gt; y nuestra imposibilidad de dominarla. La imagen estereotipada de las sirenas es la de seductoras mujeres-pez: su arma, su peligrosidad, residiría en su feminidad y su canto sería un letal canto de amor. Pero Sloterdijk recuerda que esta imagen no tiene ningún fundamento en la mitología y que el canto de las sirenas está asociado más bien con gritos estridentes, potentes, con la violencia y no con la seducción. Y continúa su reflexión sugiriendo que el poder de su canto no es estético, sino identitario: es peligroso porque cada oyente escucha lo que quiere oír (“escuchar a las sirenas es escucharse a uno mismo”).&lt;/p&gt;&lt;p class=" MsoNormal"&gt;El poder que ejerce la sonósfera sobre los seres dotados de oídos me hace pensar a menudo en el &lt;strong&gt;rap&lt;/strong&gt;. No porque sea el único sistema de sonidos organizados –ni ciertamente el primero– que ha hecho de las propiedades violentas de la sonósfera una fuente de poder, sino porque hace muchos años, investigando con raperos afroportugueses, comprendí que esta es una idea alineada con la forma en que el propio rap se concibe a sí mismo. El rap no quiere ser una música invasiva, sino invasora. En...&lt;a href=https://www.darioranoc.eu/blog/sirenas-del-rap&gt;Read More&lt;/a&gt;</description>
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      <title>Giocare con la memoria / Jugar con la memoria</title>
      <pubDate>Fri, 27 Sep 2024 01:19:47 -0700</pubDate>
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      <description>&lt;a href=https://www.darioranoc.eu/blog/giocare-con-la-memoria-jugar-con-la-memoria&gt;Read More&lt;/a&gt;</description>
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      <title>Sidún</title>
      <pubDate>Mon, 22 Jul 2024 04:44:46 -0700</pubDate>
      <link>https://www.darioranoc.eu/blog/sidun</link>
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      <description>&lt;p style="text-align: justify;"&gt;¿Qué nos sirve más para ayudarnos a sentir qué está pasando en Palestina? ¿Los boletines siempre iguales, las imágenes de los bombardeos que desfilan en serie en la pantalla como el domingo los chalets desde la ventanilla de un coche familiar? ¿El hardcore de los noticieros de los medios árabes, con cuerpos de niños desmembrados y todo el rosario pulp de la realidad al otro lado del muro?&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Por no quedar anestesiado, a mí no me es suficiente participar en el ritual de las marchas y de la indignación. Pero sí me ayuda volver y volver a &lt;strong&gt;una canción de De André, &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Sidún&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, una herida que corta a la mitad el que considero uno de los discos clave –y menos conocidos– del siglo pasado, &lt;em&gt;Creuzade mä &lt;/em&gt;(1984). &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;En &lt;em&gt;Sidún&lt;/em&gt; estamos, como indica el título, en Sidón, Líbano. Año 1982, comienzo de la primera guerra Israel-Líbano, la ciudad bombardeada e invadida por los tanques. El 15 de septiembre, un poco más al norte, empezaría el genocidio de los campos de refugiados de Sabra y Shatila. &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;La canción se abre con las voces de Ariel Sharon y Ronald Reagan que se cruzan y disuelven en el ruido aterrador de los tanques. Entra el &lt;em&gt;bouzouki&lt;/em&gt; griego de Mauro Pagani, autor de las músicas y arreglos de todo el disco: un solo preciso, quirúrgico. Deja el tórax abierto para que la voz de De&lt;br&gt;André empiece a palpitar dulce y cruelmente, ensartando versos en un dialecto genovés que, de local, se hace mediterráneo y global. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: center; font-size: 83%;"&gt;&lt;em&gt;Fabrizio De André, acompañado al bouzouki griego por su hijo Cristiano, cantando &lt;/em&gt;Sidún&lt;em&gt; en su último tour (1998).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si quieres, puedes escucharla al enlace aquí abajo mientras lees esta traducción métrica que esbocé hace un par de semanas… y de paso, si notas errores o soluciones desacertadas, por favor indícamelo a &lt;a...&lt;a href=https://www.darioranoc.eu/blog/sidun&gt;Read More&lt;/a&gt;</description>
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      <title>Enterrando y desenterrando huesos</title>
      <pubDate>Tue, 28 May 2024 14:34:04 -0700</pubDate>
      <link>https://www.darioranoc.eu/blog/enterrando-y-desenterrando-huesos</link>
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      <description>&lt;p style="text-align: right; font-size: 83%;"&gt;[SE TI INTERESSA UNA VERSIONE ITALIANA DI QUESTO POST, &lt;a href="mailto:darioranoc@gmail.com" data-type="email" target="_blank"&gt;SCRIVIMI&lt;/a&gt;. UN MIO VECCHIO E LUNGO SAGGIO SU LE GUIN E L'ANTROPOLOGIA &lt;a href="http://www.intercom-sf.com/modules.php?name=News&amp;file=print&amp;sid=329" data-type="undefined" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;LO TROVI QUI&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;]&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left;"&gt;La primera publicación de este blog se la debo a Ursula K. Le Guin, quien ha inspirado su título y, sobre todo, me inspira a mí desde hace muchos años. En &lt;a href="https://www.ursulakleguin.com/the-language-of-the-night" data-type="" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;The Language of the Night&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, su primera colección de ensayos sobreliteratura fantástica y de ciencia ficción, escribe:&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Y así es como van las cosas. Si prestamos atención, el mundo nos permite recoger algunos de sus tesoros. A veces son grandes: ideas que nos cambian la vida, un hijo, un territorio donde asentarnos, una vocación. Pero más a menudo se trata de cosas pequeñas, como un aroma, una sugestión, una piedra, una canción, la semilla de una historia. Yo prefiero los pequeños tesoros porque son más fáciles de transportar y los puedes enterrar, desenterrar, jugar un poco con ellos y luego volver a enterrarlos. Te puedes incluso olvidar de ellos, o mejor dicho, creer que puedes, porque en realidad continúan trabajando dentro de ti. Están vivos y, a veces, crecen. &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Cuando lo hacen, deberías ayudarlos. Se necesita paciencia y constancia pero más que nada respeto y gratitud: todo lo que crece y te nutre es un regalo y cada regalo es sobre todo un compromiso gozoso que contraemos con otras personas, humanas y no humanas, que cohabitan con nosotras en este mundo. &lt;strong&gt;Este blog&lt;/strong&gt;, y también este sitio que recoge los frutos dealgunos pequeños tesoros que he encontrado en el camino,...&lt;a href=https://www.darioranoc.eu/blog/enterrando-y-desenterrando-huesos&gt;Read More&lt;/a&gt;</description>
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